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Teoria e Pratica degli Squilibri Teoria e pratica degli squilibri Jeremy Sylman Prisma Editori
 



Ed ecco un libro che o lo ami o lo odi. Sta di fatto però che in lingua originale il libro è arrivato alla 4^ edizione, mentre l’edizione italiana è ferma a quella pubblicata nel 2005, che però fa riferimento all’edizione originale del 1993.

Un’altra cosa che caratterizza questo libro è la sua scomparsa. Non c’è una copia in giro nemmeno a pagarla oro e chi c’è l’ha se la tiene stretta. Sono rimasti in lingua italiana copie del “quaderno di lavoro”, che altro non è che una ripetizione generale del libro con esempi sui vari temi già trattati nel libro principale.

Perché lo odiano: qualcuno critica gli esempi usati perché dice che sono scopiazzati integralmente da altri libri di scacchi. Pertanto, pollice verso per questi lettori.

Perché lo amano: quelli che non si sono soffermati al solo esempio, ma hanno letto il libro come “metodo” di studio e preparazione, hanno trovato questo libro come guida e come riferimento. Andiamo ad analizzare nel dettaglio quanto viene esposto dall’autore, che introduce subito una premessa sul primo capitolo dedicato ai finali, dicendo che quel capitolo non dovrebbe nemmeno esserci sul libro, ma che se non si hanno almeno quelle minime conoscenze sui finali sarebbe inutile leggere l’intero libro.

La prima sorpresa, sta nella presentazione dell’opposizione; non mi era mai capitato un libro che spiegasse l’opposizione dei Re posti a distanza di diverse colonne e traverse in maniera così chiara con “il quadrato delle case dello stesso colore”.

Subito dopo si parte con il “metodo” e le indicazioni di massima su cosa si intende per squilibri (che l’autore suddivide in 7) e a seguire, delle indicazioni su quali sono i campanellini di allarme che dovrebbero mettere il giocatore, in quel determinato momento, in cerca di combinazioni.

Il libro si legge da solo, studiarlo, come dico sempre, è un’altra cosa, ma i concetti rimangono impressi da subito, anzi, le “regole” così come sono suddivide sul libro.

Attenti che potrebbe, come successo a me, cambiare il vostro modo di giocare. Per cambiamento non intendo in bene o in male, ma va inteso nel senso più concreto del termine. Le vostre valutazioni saranno diverse in partita, ma per farvi stare più sereni, il cambiamento di sicuro non sarà in peggio.

Didattica 8: Come metodo ha i suoi validi discorsi e lascia una buona impronta didattica. Non è da escludere di poterlo utilizzare come guida per l’istruttore/allenatore che voglia dare delle “regole” di massima, su alcuni temi di strategia di base e oltre, ai suoi allievi.

Leggibilità 9: Il libro è gradevole e non credo abbia una selezione di utenza, lo può legge anche l’NC. 

 

 

Recensione a cura di Gianni Balacco

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